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Mito e Storia

Villa Stanziola, rarità suburbana del XVIII secolo

A poche centinaia di metri dal centro abitato di Palinuro, ai piedi della collina S.Paolo, tra uliveti e querceti è situata Villa Stanziola o, come viene chiamata dagli abitanti del posto, “Casone”. Il Casone è un’antica costruzione del secolo XVIII, appartenente alla famiglia Rinaldi di Centola (nessuna affinità con gli attuali Rinaldi, perché estintisi nel primo ventennio dell’800). La famiglia Rinaldi possedeva vaste proprietà a quell’epoca divise in tanti piccoli feudi, che venivano coltivati dai contadini del luogo.

In uno di questi si ergeva quell’immenso casolare, che ancora sotto forma di casa rurale, verrà acquistato e trasformato in Villa da un certo Paolo Stanziola nei primi dell’800.
Paolo Stanziola da Centola, tornato dal Brasile, dove aveva fatto solida fortuna, acquistò il detto casolare dalla famiglia Rinaldi con l’intento di farne la dimora per la propria famiglia, curando personalmente i lavori di trasformazione. I lavori apportati alla vecchia costruzione, prevedevano l’ampliamento e l’ammodernamento della stessa, con scuderie e stalle per animali d’allevamento ed una piccola cappella per le funzioni religiose.

Palinuro, il casone L’antica costruzione acquistò forma di un barocco napoletano.
Le ragioni che spinsero Paolo Stanziola a costruire una cappella presso la sua abitazione, erano antiche e di mentalità arretrata come i tempi che correvano: sospetti e gelosie si nutrivano finanche sui membri della famiglia. Stanziola, infatti, come sostiene qualche vecchia signora che ne ha conosciuto i discendenti, era molto geloso della figlia e la teneva quasi rinchiusa nella villa ed almeno una volta alla settimana faceva celebrare la messa dal parroco nella cappella, per evitare che la figlia scendesse in paese.

Villa Stanziola è disabitata ed in rovina da molti anni, non è stata più curata dai proprietari che si sono via via succeduti, ma la cappella fino a qualche tempo addietro rimaneva ancora meta di culto di molti palinuresi, che, come i loro nonni, continuavano a portare i fiori alla Madonnina del “Casone”, dal viso di gesso e il corpo di paglia. Infatti, il giorno 8 dicembre, giorno dell’Immacolata, gli abitanti di Palinuro solevano recarsi nella cappella di Villa Stanziola, per assistere alle celebrazioni liturgiche che si tenevano in onore della Madonna.

Nei primi anni ’70 Villa Stanziola fu rilevata dal sign. Pietro Lombardi di Cuccaro Vetere il quale, ricevuto il parere favorevole alla ristrutturazione del Casone dalla giunta della Regione Campania alla condizione di preservare la struttura originaria dello stabile, ottenne il 27 ottobre del 1979 concessione edilizia dall’allora sindaco del Comune di Centola, Vincenzo D’Angelo (DC), per la “ristrutturazione di un vecchio fabbricato (Casone) sito in Palinuro”.
Nel febbraio del 1980 il Casone venne ceduto alla srl COPA di Battipaglia amministrata da Tommaso Venosa e Renato Scarlato, fratello dell’onorevole Vincenzo, membro della Direzione Nazionale DC, anch’egli proprietario di una splendida villa su Capo Palinuro.
Il 10 aprile COPA riuscì a strappare al sindaco la concessione edilizia per interventi di “ristrutturazione al vecchio fabbricato (Casone) sito in Palinuro” secondo le indicazioni prescritte dal nulla osta rilasciato quasi dodici mesi prima dalla Regione Campania; così il 23 settembre 1980 COPA comunicò al primo cittadino di Centola l’inizio dei lavori sul Casone che, soltanto un mese più tardi si scoprì, erano tutt’altro che rivolti al recupero dello stabile. Infatti, nelle menti del Venosa e Scarlato Villa Stanziola doveva scomparire e cedere il posto ad un lussuosissimo ristorante e/o ad un elegante albergo.

Palinuro, facciata del casone ora distrutta Alle soglie di novembre, i giovanissimi esponenti dell’associazione “Italia Nostra” per la tutela del patrimonio storico ed artistico nazionale, denunciarono attraverso un manifesto la barbarie in atto su Villa Stanziola. Il Casone era stato letteralmente scoperchiato e svuotato al suo interno da una squadra di operai, la cappella demolita con l’abbattimento del timpano e la distruzione dei capitelli.
“Vogliono distruggere Villa Stanziola!” titolava in quei giorni la testata Paese Sera. Mentre si accendeva la querelle giudiziaria fra gli esponenti di Italia Nostra e COPA, giunse dagli uffici della Soprintendenza per i beni ambientali e architettonici della Campania il vincolo legislativo secondo la disposizione n. 1089 del 1/6/1939 sull’antico casolare, ritenuto “immobile di rilevante interesse storico e culturale” in quanto “unico esempio di tipologia di ‘villa romana’ sub-urbana del XVIII secolo”.

Nella allegata relazione tecnica stilata dall’arch. Elisabeth Vialetta (cui i legali di COPA metteranno in discussione l’autenticità e validità) l’edificio veniva considerato “l’unico esempio di villa di dimensioni notevoli, a noi rimasto, legato ad un tipo di villa quasi del tutto assente nel Cilento”.
Sotto l’incessante spinta dei rappresentanti di Italia Nostra la procura di Vallo della Lucania, la pretura di Pisciotta ed il comune di Centola si mossero per arrestare lo scempio. Anche il commissario prefettizio Luigi Rizzo fu sollecitato e, dopo un attento sopralluogo ed una perizia tecnica decretò, l’8 novembre, la sospensione dei lavori sul Casone. Qualche giorno più tardi a detta di alcuni fingendo una malattia, ma la giustificazione ufficiale rimane la “necessità di assolvere ad improrogabili impegni in Prefettura”, Rizzo fu richiamato a Salerno e sostituito, scrisse l’Unità, da “un più accondiscendente commissario”, il rag. Tondini, disposto a favorire la DC.

Bloccati i lavori e superata la sbornia sopraggiunta alla vittoria contro la deturpazione del Casone, Italia Nostra si attivò nuovamente per salvare il salvabile e riqualificare Villa Stanziola. Palinuro, facciata della cappella del Casone ristrutturataIl 27 marzo 1983 fu inoltrata alla Soprintendenza della Regione Campania, all’assessore all’urbanistica e beni ambientali della Campania nonché al Ministero per i beni culturali ed ambientali, una sottoscrizione popolare invitando gli stessi enti all’acquisizione dell’antico complesso monumentale da adibire ad attività socio-culturali.
Furono oltre 500 i palinuresi che diedero il loro appoggio all’idea di Italia Nostra ma i numerosi sforzi vennero tristemente vanificati dal disinteresse della Soprintendenza della Campania; la stessa Soprintendenza che 24 mesi prima aveva lottato strenuamente al blocco della demolizione del Casone.

Passarono dieci anni e nel 1993 ripresero il lavori per la ricostruzione di Villa Stanziola alla sola ed unica condizione di ripristinare l’originaria configurazione dello stabile. Tempo dopo gli interventi furono nuovamente bloccati per alcune difformità riscontrate dai tecnici comunali fino a che nei primi mesi del ’98 il primo cittadino di Centola concesse la ripresa delle attività.
Tuttavia, nell’aprile dello stesso anno fu la guardia di finanza a porre i sigilli al cantiere del Casone e stilare una relazione preliminare inoltrata all’autorità giudiziaria che a sua volta si pronunciò per l’ennesima sospensione delle operazioni.

Ad oggi, dopo oltre cinque anni da quella data, i lavori per il recupero di Villa Stanziola sono ancora bloccati.

Testi e immagini a cura di "Raffaele Greco".