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La genesi delle torri costiere di Palinuro segue di poco all'acquisto di tale area nel 1554, insieme alle terre di Pisciotta e Molpa, da parte di Sancio Martinez de Leyna, capitano generale delle regie galee del Regno di Napoli. In quello stesso periodo il porto di Palinuro è descritto come “capace di otto o dieci galee e
divenuto asilo dei pirati tendenti insidie ai naviganti che vi cercavano rifugio per timore dei Turchi o per fortuna di mare”.
Per offrire protezione al territorio interno e sicurezza ai naviganti, il de Leyna pensò di edificare due torri ”una nel suddetto luogo di Palinuro, l'altra nel
territorio della Molpa alla foce di un fiume ove i vascelli turcheschi venivano a pigliare acqua et predare”.
Occorrendogli i denari per le “spese di fabbrica,
guardia ed armamento” chiese al viceré spagnolo di esigere un contributo nelle spese sia da parte delle “università e terre convicine”, sia da parte dei mercanti che
si recavano alla fiera di Salerno. Chiese, inoltre, la concessione dei diritti di ancoraggio, falangaggio ed alboraggio da parte di tutte le navi approdanti.
La
richiesta non ebbe esito e nel 1578 la terra di Pisciotta, con il feudo della Molpa e Palinuro, fu venduta per 30.000 ducati a don Camillo Pignatelli, fu compresa nella
vendita la dogana alla quale appartenevano i suddetti diritti.
Per quanto riguarda le torri quella di Palinuro nel 1557 risultava già fabbricata e doveva essere solo armata. Quella della Molpa venne requisita al tempo della
costruzione generale delle torri marittime.
Con il piano difensivo del Ribera, che sottintendeva costi di realizzazione e gestione assai elevati, si prevedeva che le Università territorialmente competenti
dovessero farsi carico delle opere di mantenimento, mentre i costi di realizzazione dei manufatti cedevano a carico della Regia Camera.
Nel corso del XVIII secolo, dopo un lungo periodo di trascuratezza, il problema della difesa costiera venne riconosciuto in tutta la sua importanza da Carlo III di
Borbone, che varò un piano di ristrutturazione che prevedeva, oltre al recupero delle torri vicereali, la costruzione di numerose batterie armate con pezzi da costa.
Le torri costiere furono affidate, per gran parte, al Reggimento degli Invalidi.
Nel 1776, lo stato promosse la verifica complessiva e dettagliata delle fortificazioni
costiere e la valutazione dei costi necessari per i lavori di recupero. Dalla verifica, operata dai presidi provinciali con la collaborazione di tecnici, scaturì il quadro
completo delle stato del sistema delle torri vicereali, in cui furono riportati una serie di dati importantissimi, quali l'entità dei presidi e la loro natura, gli oneri di
gestione, l'armamento ed i costi per il loro recupero.
Le torri erette lungo il promontorio di Capo Palinuro si inseriscono quindi nella rete realizzata a partire dal 1563 che si sviluppa lungo la costa con compiti di
sorveglianza e protezione costiera ed erano quindi precedute da quelle di Pisciotta e seguite da quelle di Camerota (circa 10, comprese quelle di epoca sveva).
Una prima costruzione, attualmente visibile, è la torre del Capo, nota anche come torre Tauriello o torre della Quaglia. Oggi essa appare allo stato di rudere,
con le pareti scarpate conservate quasi per l'intera altezza ma priva completamente dell'apparato a sporgere.
Le dimensioni sembrano essere analoghe a quelle
della non lontana torre di Calafetente per cui è possibile desumere, osservando il coronamento di quest'ultima ancora parzialmente conservato, che anche la torre
del Capo doveva essere dotata di tre troniere per lato e quindi appartenere alla tipologia più largamente diffusa, ovvero quella intermedia.
Procedendo lungo Capo Palinuro si incontra capo Spartivento, ove e' attualmente situato il faro di Palinuro, e dove doveva trovarsi l'omonima torre a
strapiombo sul mare; di questa torre restano ormai scarse tracce della parte basamentale a ridosso del faro stesso che verosimilmente l'ha inglobata almeno in parte.
Identico discorso per la stazione metereologica che insiste la dove doveva sorgere la torre di Costa d'oro e di cui non si riesce a scorgere alcuna traccia.
La torre di Calafetente conserva ancora le caratteristiche originali: presenta tre troniere per lato ed appartiene alla tipologia intermedia quella più largamente
diffusa anche se recentissimi crolli hanno interessato la parte a monte della torre stessa. È ancora perfettamente visibile la cisterna di raccolte delle acque piovane
al livello inferiore a cui si accedeva da una botola ricavata nella volta a botte della cisterna, il livello superiore, anch'esso voltato a botte, presenta una scala ricavata
nella muratura per l'accesso alla parte superiore della torre su cui erano disposti i pezzi di artiglieria per la difesa.
Della successiva torre del Giudeo, o anche Mozza, non resta che un consistente basamento le cui cospicue dimensioni d'impianto lasciano presupporre che
doveva trattarsi di un manufatto di proporzioni superiori alle precedenti.
Della torre della Molpa, o della “Marinella”, ubicata alla foce del fiume Lambro in posizione leggermente sopraelevata rispetto al livello del mare rimangono
oggi pochi resti informi della parte basamentale chiaramente a pianta quadrata. Fu edificata in tale posizione per dissuadere i pirati barbareschi che tentavano di
approvvigionarsi di acqua durante le loro scorrerie.
Infine, al limite opposto del confine costiero di Centola, con il comune di Pisciotta, è ubicata la torre dei
Caprioli, su un lieve rialzo, direttamente sul mare. Anche questa torre è attualmente utilizzata come abitazione privata e, come la torre del Porto, è stata ricostruita
nella parte del coronamento dopo la seconda guerra mondiale.
Testi e immagini a cura de "Istituto Italiano dei Castelli - O.N.L.U.S".