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Mito e Storia

Il mito di Palinuro: dai poemi virgiliani

Palinuro è entrato nella storia avvolto dal fascino della leggenda grazie al genio del più grande poeta latino, il sommo Virgilio che negli epici versi dell'Eneide narra: "Enea partito con la sua flotta dai lidi di Libia, sotto la saggia e incomparabile guida del nocchiero Palinuro, veleggiava verso l'Italia. Palinuro, spiaggia del buondormireMa Giunone ostinata nemica dei troiani non paga della distruzione di Troia, continua la persecuzione con l'intento di opporsi ai troiani nel raggiungere la foce del Tevere per dar vita a quello che sarà il grande popolo romano.


La dea si servì del Dio del sonno Morfeo. Il mare era in bonaccia ed era notte, mentre Palinuro al tonfo dei remi contemplava il cielo. Morfeo con un sortilegio addormentò il prode nocchiero vittima del sonno il quale precipitò in mare e dopo tre giorni di lotta contro le onde raggiunse la costa, dove fu assalito e ucciso. Enea accortosi che la nave era priva di nocchiero ne prese il comando.
La flotta proseguì nel mare il cammino sicuro grazie all'aiuto del Dio Nettuno. Raggiunta Cuma, Enea, dopo aver interrogato l'Oracolo e accompagnato la Sibilla che si reca a visitare il regno dei morti, incontra Palinuro che racconta la misera fine per mano del Dio del sonno e prega di dare sepoltura al suo corpo. Ma le preghiere del nocchiero vanno contro il volere degli dei, e la Sibilla gli premunisce che il suo nome (Palinuro) sarà in eterno fardello di quel luogo, 'aeternumque locus palinuri nomen habebit'... (Eneide Libro VI) e che la sua popolazione sarà colta da mali celesti e costruirà una tomba dove egli sarà adorato con i dovuti riti".

L'eternità di cui parla Virgilio svela l'importanza che Palinuro aveva ai suoi tempi, che aveva sempre avuto attraverso i secoli e che avrà in quelli futuri. Si pensa che Virgilio abbia voluto dare importanza e solennità al promontorio per due terribili naufragi avvenuti nei suoi mari: uno al tempo delle ostilità tra Roma e Cartagine, nell'anno 259 a.C. durante le prime guerre Puniche. La flotta navale romana, di ritorno dall'Africa con un ingente bottino, fu sorpresa presso Capo Palinuro da un terribile nubifragio; affondarono circa 150 navi.
Il secondo avvenuto nel 36 a.C. quando la flotta romana dell'imperatore Ottaviano subì la stessa sorte: assalita dal mare in tempesta fu scaraventata contro gli scogli del Capo.

Palinuro, silouette dell'arco naturale e scoglio del coniglio
Nell'Eneide Virgilio riferendosi ad essi narra: "E' già si apprestava agli scogli delle sirene, un tempo rischiosi bianchi per le ossa dei morti". In questo passaggio fa riferimento alla "Cala delle ossa". Non soltanto il poeta latino, ma prima di lui Omero, il più grande poeta dell'umanità, ebbe presente Palinuro. Difatti il tratto di costa che va dalla spiaggia dell'Arco Naturale a quella del Buon Dormire è il luogo dove l'astuto Ulisse incontrò le Sirene (Odissea).
Questo luogo ha un fascino surreale; il massiccio della Molpa sovrasta la scena carica d'atmosfera data dagli scogli delle sirene, oggi conosciuti come Scoglio del Mingardo e lo Scoglio del Coniglio. Questi era la reggia dimora delle bellissime incantatrici, infatti Molpa, su cui un tempo sorgeva l'antica città, porta il nome di una di esse. La leggenda narra che al passaggio di Ulisse la sirena Molpeé per la delusione del mancato sortilegio si tramutò in roccia.

Testi a cura de "Associazione culturale PAL-MOL".