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1. Poderia
Il Monte Bulgheria che lo sovrasta, ha dato il nome a questa piccola località. Poderia deriva dal greco poùs = piede e òros = monte, cioè “ai piedi del monte”.
Originariamente l’area su cui sorge era sommersa dal mare il quale, a seguito di fitti movimenti tellurici si è ritirato lasciando dietro di sé il letto dell’ancora oggi scrosciante fiume Mingardo. Con il ritiro del mare, Poderia divenne più fragile ed esposta agli attacchi dei pirati, costringendo gli abitanti a spostarsi nell’area dove sorge l’attuale quartiere “pedale”.
Questo piccolo agglomerato trae essenzialmente origine dalla necessità degli antichi di nascondersi dalle insidie degli invasori: molti qui veniva a cercare rifugio dalle scorrerie dei pirati. Oggi Poderia è una frazione del Comune di Celle di Bulgheria; ospita un migliaio di abitanti dediti prevalentemente all’agricoltura ed alle produzioni locali di olio, vino, salumi e formaggi.
Di particolare interesse storico e culturale, il Santuario di Santa Sofia (datato 1500), i ruderi ed il campanile della Cappella di San Michele dall’architettura stile bulgaro.
2. Celle di Bulgheria
Sorto in epoche antichissime (700 d.C), Celle di Bulgheria è storicamente caratterizzato da due eventi: l’insediamento dei Bulgari, da cui prese il nome; lo stanziamento dei monaci “Italo-Greci” dall’Oriente i quali edificarono cenobi e celle attorno ai quali si sviluppò il centro abitato.
E’ probabile che in un’area del piccolo villaggio, alle falde del Monte Bulgheria, sorgesse la sede di una laura (luogo dove i monaci si riunivano in preghiera) con celle. Da ciò, si presume, il nome Celle di Bulgheria derivare dalle celle dei monaci e dalla presenza di una consistente comunità bulgara.
Come Poderia, anche a Celle di Bulgheria l’economia gravita attorno alla produzione agricola, in particolare olio e vino. Ricorrenze religiose più rilevanti sono rappresentate dai festeggiamenti, il 5 agosto, in onore della Madonna delle Nevi (Santa Patrona), San Domenico il 4 agosto e la Madonna del Santo Rosario la prima domenica d’ottobre.
3. Bosco
Così come il nome lascia intendere Bosco, in epoca antica, godeva di uno sconfinato patrimonio boschivo rifugio di perseguitati, esuli e profughi dalle scorrerie dei pirati e dei borboni nel golfo di Policastro.
Originariamente denominato Villa San Pietro Apostolo in Vaticano, dalla citazione introdotta nel Capitolo di S. Pietro da Papa Pio XVI, successivamente venne ridefinito in Borgo di San Giovanni a Piro.
L’origine del piccolo centro è fortemente legata all’Abbazia di San Nicola, voluta dai monaci che qui si stanziarono, dediti al culto del grande taumaturgo. Tra il XIV ed il XV secolo si registra l’esplosione di fede delle genti locali, che propugnarono la realizzazione di chiesette votive fra le quali spicca la cappella di San Rocco.
Oggi Bosco è frazione del Comune di San Giovanni a Piro, a cui fu aggregato dal Re di Napoli Francesco I di Borbone nel corso dei moti rivoluzionari del Cilento nel 1828.
4. San Giovanni a Piro
Arroccato sulle pendici orientali del Monte Bulgheria, San Giovanni a Piro è un piccolo borgo contadino sorto ai primissimi del X secolo immediatamente dopo la distruzione della vicina Policastro per mano dei Saraceni nel 915.
I superstiti di quelle terribili violenze, decisero di riparare lungo le alture del Bulgheria sviluppando in brevissimo tempo un villaggio che, grazie all’incrementarsi della popolazione, presto si configurò quale borgo rurale di modeste dimensioni il quale, traendo il nome dalla vicina Abbadia Basiliana di San Giovanni Battista (eretta dai monaci Basiliani nel 990), cominciò a chiamarsi San Giovanni a Piro.
Quindici cappelle di diversa grandezza ed architettura conferiscono il dovuto prestigio al patrimonio storico ed artistico del luogo: imponente, per posizione ed importanza, il santuario dedicato a Maria SS. di Pietrasanta, su un cocuzzolo a 2 km dal centro abitato. Nella caratteristica contrada Cesareo, i resti dell’Abbadia Basiliana accanto alla quale si erge la torre merlata, testimone nei secoli dell’antica grandezza.
Il 1656 fu l’anno della peste; in quell’occasione, forse ispirati dall’edificazione del tempio di S. Rosalia in Lentiscosa, i sangiovannesi costruirono la chiesa di San Gaetano Tiene. Terrazzamenti, muretti di sostegno e viottoli pavimentati caratterizzano il piccolo borgo ancora oggi. Perfettamente immerso nell’ambiente paesaggistico, San Giovanni a Piro vive d’agricoltura: vigneti e querceti sono disseminati su tutta la sua estensione. Negli ultimi anni, una crescente domanda turistica, ne sta mutando le abitudini economiche ed organizzative.
5. Lentiscosa
Un Medioevo dai tratti particolarmente interessanti caratterizza la storia del borgo antico di Lentiscosa il quale, al pari di altre località limitrofe, trae origine e si sviluppa attorno ad un edificio di culto, la celebre cappella di S. Maria dei Martiri. Il nome del paese è tratto dall’arbusto del lentisco disseminato letteralmente su tutta la sua estensione: fu scelto dai monaci Brasiliani di stanza qui a partire dal VII secolo d.C.
Conosciuta per la sua fervida devozione, Lentiscosa sia affaccia in maniera spettacolare sul mare, conservando su un terrazzamento mozzafiato il tempio di S. Rosalia. La giovane nobile palermitana cui il popolo lentiscosano dedica in settembre grandiosi festeggiamenti.