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L'intestazione, che non a caso si accompagna allo slogan "il portale di Palinuro", ricalca l'obiettivo di rendere finalmente fruibili in maniera
estremamente professionale contenuti ed informazioni su uno dei centri turistici più ambiti del Meridione d'Italia. CONTINUA A LEGGERE ->
La costa cilentana rappresenta uno dei tratti più interessanti dal punto di vista speleomarino in Italia.
In particolare, Capo Palinuro è da considerarsi uno dei tratti maggiormente visitati e studiati.
Il promontorio di Palinuro ospita molte cavità costiere d’interesse turistico di superficie e molte altre completamente sommerse ed
agibili solo ai subaquei.
Sono 32 le cavità finora censite, di superficie e sommerse, che si insinuano e si articolano in gallerie e sale scavate nella roccia
del costone palinurese delle quali solo alcune vengono sfruttate come attrazione turistica mediante esplorazioni guidate su imbarcazioni,
che incessantemente prendono il largo dal porto alla scoperta di quelle che sono vere e proprie opere d’arte naturali quali la celebre
Grotta Azzurra, la Grotta d’Argento, la Grotta dei Monaci, la Grotta del Sangue.
Senza tacere sulla caratteristica Grotta delle Ossa, diametralmente collegata alla tradizione mitica che ricollega questi
luoghi ai versi dell’Eneide di Virgilio. In essa, è stato rinvenuto il reperto archeologico più antico.
Le pareti della grotta sono incrostate di ossa di uomini e animali. Inizialmente gli studiosi, forti delle testimonianze lasciate dagli
scrittori vetusti, pensavano appartenessero ai romani, i quali per due volte naufragarono presso questi lidi: una volta durante la prima
guerra punica, quando una flotta romana di ritorno dall’Africa, perse cinquecento navi; una seconda volta, al tempo di Ottaviano, quando
alcuni legni dell’imperatore non riuscirono a riparare nel porto di Palinuro. I morti di entrambe le sciagure si accumularono, secondo gli
esperti, in tre grotte successivamente ostruite.
Ma la tesi più accreditata vuole invece che i resti rinvenuti nell’unica grotta appartenessero a uomini preistorici ed animali, serviti ad
essi come nutrimento. Perciò l’antro è conosciuto anche come “Grotta Preistorica”.
Alla suggestione dei racconti e dei miti, bisogna affiancare la sbalorditiva ricchezza delle grotte marine di Capo Palinuro; un patrimonio
d’importanza incalcolabile ed attrazione di vastissimo impatto anche dal punto di vista scientifico.
Si pensi alla sola grotta azzurra, la più conosciuta e visitata per gli splendidi giochi di luce e l’intensità d’azzurro di cui le sue
acque si caricano, che costituisce un forziere di preziosi spunti per gli speleologi e biologi che dai primi anni ’80 conducono incessanti
e fruttuosi studi sulla natura morfologica, floristica e faunistica dell’incavo, definito un “laboratorio biologico in miniatura”.
Nell’ambito di pochi metri, infatti, si raggruppano variazioni di luci, di idrodinamismo o di apporti trofici che nell’ambiente esterno
possono interessare decine o addirittura centinaia di metri; grazie anche alla presenza sui fondali di sorgenti termali da cui sgorgano
acque sulfuree che mescolandosi alle acque marine generano con i solfobatteri disposti sulle superfici rocciose, caratteristiche “nevicate”
da cui trae ispirazione il nome del famoso antro della grotta noto come Sala della Neve e raggiungibile attraverso
immersione subacquea.
E’ proprio la natura di queste acque uno dei requisiti primari che hanno concorso allo svilupparsi di una folta comunità batterica
anch’essa caratteristica per lo sviluppo dimensionale che ha pari solo nei fondali oceanici. Quest’insieme di connotazioni fa della
Grotta Azzurra e delle altre non meno importanti grotte marine palinuresi, dei veri e propri laboratori a portata di mano degli esperti
e che hanno permesso il germogliare di nuove forme di turismo speleosubacqueo.
Testi a cura di "Raffaele Greco".