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Il fiume Calore, che per non essere confuso con il Calore Irpino viene denominato “Calore salernitani”, può essere considerato il fiume per
eccellenza del Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano. Esso trae origine da uno dei versanti del Monte Cervati, a circa 1120 m.
di altezza; tuttavia nel primo tratto, poiché gran parte dell’acqua confluisce nell’omonimo acquedotto che alimenta numerosi paesi cilentani,
si presenta con piccole portate fino alla prima gola, sita al di sopra dell’Abitato di Piaggine.

Già da questa che è la prima delle cinque forre il paesaggio è ricco di vegetazione circoscritto da alte pareti rocciose calcaree che
ricadono bruscamente sulle sponde del fiume. Dopo Piaggine, attraversando la seconda stretta, la portata del corso d’acqua aumenta, grazie
all’apporto di alcune polle sorgive. All’altezza del paese di Laurino il Calore entra nella terza gola e, al di sotto di Magliano Nuovo il
corso d’acqua si infila nella quarta forra, la più famosa.
Il Calore attraversa l’ultima stretta a poca distanza dalla quarta, quando cioè si inoltra sotto le rupi cui domina Felitto, dopodiché si
immette nell’ampia vallata che separa gli Alburni dai Monti Soprano e Chianello. Infine, dopo un ulteriore spettacolo offerto da alcune
polle situate all’altezza delle Grotte di Castelcivita, il fiume versa le sue acque nel letto del Sele.
Non meno importante è il fiume Alento che, non a caso, ha prestato il suo nome alla vasta area divenuta Parco Nazionale. Cilento, infatti,
deriva da “Cis - Alentum”, cioè terra al di qua dell’Alento.
Le sue acque sgorgano dalle pendici settentrionali di Monte Le Corna (825 m. s. l. m.), ad est del paese di Gorga e fino alla vallata del
Monte Chianello l’Alento scorre tranquillo tra massi più o meno grandi di arenarie e marne con una vegetazione che a volte invade il letto
fluviale, mentre in altre tende ad allontanarsi dalle sue sponde.
L’ampia vallata che si apre prima di Omignano Scalo, rappresentava un
tempo l’ultimo tratto percorso dal fiume prima di sfociare a mare nei pressi di Casalvelino Marina. Purtroppo la costruzione di un’imponente
diga non solo ha impedito al corso d’acqua di arrivare liberamente al mare, ma ha anche distrutto tutto l’ecosistema fluviale ivi presente.
Gli altri principali fiumi che attraversano il territorio del Parco sono il Lambro e il Mingardonel settore
meridionale e il Bussento nel
settore SE. Quest’ultimo all’altezza del paese di Caselle in Pittari si inabissa in uno spettacolare percorso carsico sotterraneo che ha
come punto di recapito le risorgenze di Morigerati. Vale la pena visitare questi posti dov’è rimasto scolpito nella roccia l’enorme effetto
carsico erosionale prodotto dalle sue acque.